La dirigente del Dap, Alta sicurezza, Caterina Malagoli

Roma (Fatto Quotidiano - Marco Lillo e Giuseppe Pipitone), 13 giugno 2020

"Avvertii i miei superiori sulla pericolosità di quella circolare"

"Rischiavano di uscire detenuti pericolosi". Continua l'indagine della commissione Antimafia sulle scarcerazioni durante l'emergenza Coronavirus, palazzo san Macuto vuole capire come sia nata quella nota del Dap e se abbia avuto come fine proprio la concessione dei domiciliari ai detenuti pericolosi.
Caterina Malagoli, direttrice dell'ufficio 'Alta Sicurezza' del Dap afferma che "non fui informata, ne sono venuta a conoscenza solo dopo che era stata emanata, e in modo casuale, nel senso che non mi è stata notificata, ma dissi subito ai miei superiori che quel documento avrebbe creato grossi problemi, molte polemiche: Romano mi rispose che aveva documentato tutto ed era stata condivisa,", durante la sua audizione davanti alla commissione Antimafia, l'organo guidato da Nicola Morra che continua la sua indagine sulle 223 scarcerazioni concesse a detenuti appartenenti a organizzazioni criminali come 'Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra', durante l'emergenza 'Covid-19': questo è il numero esatto dei carcerati in regime di 'Alta sicurezza' e '41 bis' che hanno ottenuto i domiciliari.
Malagoli conferma quanto aveva già fatto intendere il dottor Giulio Starnini - dirigente dell'Unità 'Medicina protetta' dell'ospedale Belcolle di Viterbo - sentito dalla commissione il 10 giugno 2020.
La nota del 21 marzo 2020 non era stata pensata per effettuare un mero monitoraggio dei detenuti a rischio 'Covid-19' ma per propiziare quell'effetto sfolla-carceri che avrebbe coinvolto anche carcerati più pericolosi, cosa effettivamente successa in seguito alla circolare e per effetto dei provvedimenti autonomi dei magistrati di sorveglianza. Giulio Romano - direttore generale 'Trattamento detenuti' del Dap - emerge sempre più come il protagonista di questa norma che facilita la detenzione domiciliare. Magistrato di grande esperienza, già membro del Csm nella consiliatura 2006-2010, ricordato come estensore della sentenza di condanna disciplinare contro l'allora pm Luigi De Magistris e per essere l'unico membro togato a essersi astenuto quando il Csm ha votato contro la riforma delle intercettazioni di Angelino Alfano nel 2009.
A sorpresa Romano, nell'era del governo Pd-M5s (con Alfonso Bonafede ministro della Giustizia e Francesco Basentini a capo del Dap), era divenuto il direttore generale dell'ufficio 'Detenuti'.
Il 'Cura Italia' escludeva mafiosi, Romano edita materialmente la circolare sul suo computer e la invia per la firma materiale ad Assunta Borzacchiello, capo del Cerimoniale: è lei la sola dirigente di turno in ufficio il 21 marzo 2020: il dettaglio non è secondario, perché quella nota viene concepita, preparata e diffusa nel week end di lockdown.
Grazie alle audizioni della commissione Antimafia si comincia a capire meglio come siano andate le cose: tutto inizia 24 ore dopo che il governo ha varato alcune norme per alleggerire la pressione nelle carceri. Il 17 marzo 2020 con il decreto 'Cura Italia' l'esecutivo incentiva la concessione dei domiciliari ai detenuti per reati minori e con meno di 18 mesi ancora da scontare.
Quelle norme - secondo i dati del ministero della Giustizia - liberano le carceri sovraffollate di circa 6mila detenuti; gli altri, quelli con pene più pesanti e considerati pericolosi, sono stati volutamente esclusi da quei benefici dal guardasigilli, Alfonso Bonafede: più di 200 detenuti in carcere per reati più gravi riusciranno così a tornare a casa, seppure molti di essi solo per un paio di mesi.
Da qui cominciano una serie di interrogativi che la commissione Antimafia sta ponendo durante le sue audizioni: perché la circolare viene diffusa durante il fine settimana? che urgenza c'era visto che per limitare il contagio nei penitenziari l'esecutivo si era già mosso quattro giorni prima?
Il Dap ha sempre smentito che quella nota avesse a che vedere con le scarcerazioni dei mafiosi ordinate dai tribunali di Sorveglianza; già il 21 aprile 2020 l'Amministrazione penitenziaria diffonde un comunicato stampa in cui quel documento viene definito come un semplice "monitoraggio".
Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede alla Camera il 7 maggio 2020 disse, tra gli applausi dei M5S, che "la Costituzione non lascia spazio a ipotesi in cui la circolare di un direttore generale di un dipartimento di un ministero possa dettare la decisione di un magistrato e che le scarcerazioni richiamate sono decisioni giurisdizionali di natura discrezionale impugnabili".
La circolare del 21 marzo 2020 si limitava a prevedere la trasmissione all'autorità giudiziaria - da parte delle direzioni - dei nominativi dei detenuti che si trovassero in particolari condizioni di salute; nient'altro". E in effetti è quello che c'è scritto nella circolare, mercoledì 10 giugno 2020 però la commissione Antimafia ha acquisito un carteggio che dimostra come invece l'intento del direttore generale Detenuti Romano era proprio quello di favorire la detenzione domiciliare dei detenuti esclusi dal decreto, evidentemente considerato riduttivo. Infatti, il giorno dopo l'emanazione, Romano si muove al ministero di Giustizia per allargare anche ai detenuti esclusi la possibilità di andare a casa. Lo si scopre leggendo le mail tra Romano e il dottor Starnini: alle 8:39 del 18 marzo 2020 Romano scrive al Dap: "Dottore, per cortesia, giorni fa mi ha inviato per le vie brevi un elenco di malattie in ragione delle quali i detenuti sono particolarmente esposti a rischi in caso di contagio 'Covid-19' sto spiegando al ministero l'importanza di una norma che faciliti la detenzione domiciliare per detta categoria di detenuti, quindi potrebbe inviarmi una nota ad hoc in cui si elencano in modo formale/ufficiale le dette patologie? Grazie e scusi". Starnini il 19 marzo 2020 risponde con una mail ufficiale: "Si chiede di valutare l'opportunità dell'applicazione di misure alternative alla detenzione per i soggetti affetti dalle seguenti patologie...". Segue un elenco di patologie gravi come l'Hiv, il diabete scompensato, l'insufficienza renale e, in coda, soggetti di età superiore ai 70 anni.
Durante l'audizione in commissione l'ex presidente del Senato ed ex procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso ha incalzato Starnini sul punto: "Lei quando inserisce il termine di 70 anni sa che non c'è un detenuto comune sopra i settanta anni ma solo i detenuti pericolosi stanno in carcere sopra i settanta anni e secondo il 'Cura Italia' non dovevano uscire, il governo si era posto il problema e li aveva esclusi, chi le ha chiesto di dare quegli elementi, non dico per finalità di altro genere, ma per diminuire la presenza in carcere?". E Starnini ha risposto che era stato il direttore generale, Giulio Romano - che però non spiega a Starnini chi fosse l'interlocutore del 'ministero' a cui doveva spiegare l'utilità della scarcerazione dei detenuti per reati gravi - e che non si era permesso di chiederlo al direttore generale.
"Il limite d'età io l'ho contestato subito - ha detto ieri la dottoressa Malagoli - io conosco chi sono i detenuti, ho i numeri: al 41 bis, soprattutto tra i siciliani di 'Cosa nostra', la maggior parte è gente ultra-settantenne".
Il presidente della Commissione, Morra ha annunciato l'intenzione di porre quella domanda a Romano quando sarà audito a san Macuto, una cosa è certa: a chiunque fosse riferita l'interlocuzione con il ministero, il direttore Romano non ottenne la norma che voleva, mentre quell'elenco di patologie stilato da Starnini finirà citato in apertura della circolare inviata dal Dap ai penitenziari, quindi non per realizzare un neutro 'monitoraggio' dei detenuti a rischio 'Covid-19', ma proprio per realizzare lo scopo iniziale, cioè la detenzione domiciliare, preclusa per via normativa e per questo perseguita per via amministrativa.
Sempre grazie alle audizioni della commissione Antimafia, si scopre che Romano non celava agli uffici questo suo intendimento.
"Quella circolare era pericolosa - afferma la Malagoli - sono rimasta stupita e ho comunicato le mie perplessità: il proposito era buono, ma per me bisognava fare dei distinguo sui detenuti in 'Alta sicurezza', che si rischiava di far uscire persone pericolose, ma Romano riteneva che non sarebbe accaduto perché è il magistrato di sorveglianza che valuta la pericolosità del soggetto - lui riteneva che non ci fosse il pericolo, per me invece sì - Romano disse che l'avevano valutata, ne parlava in senso positivo per deflazionare il carcere, per il problema dell'affollamento e i rischi del contagio".
"A Basentini ho mostrato la stessa critica - continua Malagoli - al quale dissi che la circolare era pericolosa". Insomma, la direttrice dell'ufficio 'Alta sicurezza', cioè l'ufficio che ha competenza su 10mila detenuti per reati gravi, in testa gli ex detenuti all'isolamento del 41 bis e poi la criminalità organizzata e i terroristi, nonché i collaboratori di giustizia, racconta di aver avvertito per tempo i suoi superiori, prima che venisse concesso di lasciare il carcere a boss del livello di Francesco Bonura, Vincenzo Iannazzo e Pasquale Zagaria".
Già a marzo 2020 Caterina Malagoli aveva avvertito i suoi superiori del rischio rappresentato da quella circolare (che però tecnicamente è una nota); i suoi superiori sono il direttore generale Romano e l'ex capo del Dap, Francesco Basentini che si è dimesso il 1 maggio 2020 proprio a causa delle polemiche provocate dalle scarcerazioni. L'ex pm di Palermo sostiene di essersi lamentata e di aver chiesto di revocarla, per evitare l'uscita dal carcere di alcuni soggetti pericolosi: se l'avessero condivisa con me io avrei suggerito degli accorgimenti per evitare l'applicazione ai detenuti pericolosi. Quando feci questo appunto, Romano disse che la vita e il diritto alla salute vale per tutti i detenuti e secondo lui non si poteva distinguere tra detenuti di serie A e B".
Condivisa con chi? "Mi disse - continua la dirigente del Dap - che c'era stata una video-conferenza e che si era deciso che la circolare andava bene"; Malagoli ignora i riferimenti con i quali Romano abbia condiviso la stesura della nota, ma ne critica modi e tempi di diffusione.
"Ho contestato l'urgenza di fare quella circolare in poco tempo e Romano mi ha detto che era da un po' che ne discutevano, poi si sono convinti; non conosco gli altri soggetti con cui ne parlava, sicuramente Basentini ma non conosco gli altri".
Sarà Giulio Romano a riferire prossimamente i nomi dei suoi interlocutori durante l'audizione a palazzo san Macuto. Il presidente della commissione Giustizia, Nicola Morra sembra essere molto interessato a capire perché Giulio Romano si sia mosso per ampliare la platea dei detenuti scarcerati ai domiciliari dopo il decreto 'Cura-Italia'. "Se il giorno prima è stata emanata una norma, io qui leggo il tentativo per altra via, forse amministrativa, di fare ciò che il legislatore non aveva concesso - ha commentato durante l'audizione di Malagoli - e che Romano è ancora in servizio, ha dato le dimissioni ma credo che sia autorizzato a restare fino a fine giugno, io credo che il dottore Romano non voglia lasciare l'ufficio abbandonato in questo momento drammatico e gli abbiano accordato di rimanere finché non verrà sostituito".
Durante la sua audizione Romano sarà probabilmente interpellato su un altro passaggio: il suo incarico al Dap, infatti il magistrato si è dimesso il 23 maggio 2020 e il Csm ha già approvato il suo rientro in ruolo, al momento però è ancora al suo posto nell'ufficio di direttore generale 'Detenuti' al Dap.
Dopo le rivolte del 7-9 marzo 2020 e dopo il decreto del 17 marzo 2020 che svuotava le carceri dei detenuti a fine pena, il 19 marzo 2020 i Radicali avevano presentato una denuncia in tutte le procure italiane contro il ministro Bonafede e il direttore del Dap Basentini per procurata epidemia colposa mediante omissione. Forse il Dap in quella fase critica potrebbe avere temuto conseguenze, non solo giudiziarie ma anche di ordine pubblico, nel caso di un aumento dei contagi e delle morti tra i detenuti.

Aggiornato il: 15/06/2020